DALLO STUDIO DI FRAMINGHAM EMERGONO INFORMAZIONI RELATIVE AL RISCHIO DI ICTUS
NEI MASCHI E NELLE FEMMINE NELL'ARCO DELLA VITA


LIFETIME RISK OF STROKE: RESULTS FROM THE FRAMINGHAM STUDY
Seshadri S et al.
Fonte: Theheart.org

Nuovi dati del Framingham Heart Study, presentati al 29°Congresso Internazionale sullo Stroke, suggeriscono che il rischio di ictus nell'arco della vita è pari a 1 su 5 per le donne oltre i 55 anni e 1 su 6 per gli uomini della stessa età. Il rischio di ictus è risultato approssimativamente simile a quello del morbo di Alzheimer, pari a circa 1 su 6 per gli uomini e 1 su 4 per le donne.
In qualsiasi momento della vita, il rischio di ictus per i soggetti normotesi era circa la metà rispetto a quello dei soggetti ipertesi.
Il rischio di ictus evidenziato in questo studio è maggiore rispetto a quello di cancro al seno (secondo le statistiche 1 su 9), dato ampiamente pubblicizzato per educare le donne riguardo al loro rischio per quella malattia, e ritengono che la consapevolezza del rischio di ictus dovrebbe essere utilizzata non solo come strumento di pianificazione sanitaria, ma anche per l'educazione pubblica.
In questa osservazione, gli autori hanno studiato 4.883 partecipanti della coorte di Framingham originale che erano giunti all'età di 55 anni senza avere avuto eventi ischemici cerebrali. I soggetti sono stati seguiti, ad intervalli di due anni, per un periodo di 40 anni o fino all'occorrenza di un primo ictus, allo sviluppo di morbo di Alzheimer o morte.
Sono stati calcolati i rischi di ictus, distinti per sesso, a 10, 20, 30, 40 anni, e nel rimanente lasso di tempo dopo aggiustamento per qualità della vita, alle età di 55, 65, 75, e 85 anni per tutti i soggetti.
Dei 4.883 partecipanti, 859 hanno avuto un ictus, comprese 514 donne; gli ictus erano di tipo ischemico per l'86%. Il rischio di ictus rimaneva relativamente stabile alle età di 55, 65 e 75 anni, pari a 1 su 5 per le donne e a 1 su 6 per gli uomini, con un rischio più alto evidenziato in modo consistente fra le donne, forse per la loro complessiva longevità rispetto agli uomini.
Poichè l'ipertensione è un fattore di rischio ben definito per ictus, i ricercatori hanno anche confrontato il rischio di ictus nei soggetti stratificati per gli aumenti di pressione arteriosa rispetto al basale, suddividendoli in base alle nuove categorie stabilite dalle linee guida JNC7 in normotesi (<120/80 mm Hg), pre-ipertesi (120-130/80-90 mm Hg) e ipertesi (>140/90 mm Hg).
Se si confrontano le persone che hanno una pressione arteriosa normale, in base a queste classificazioni, con quelle che sono ritenuti convenzionalmente ipertesi, ad ogni periodo di follow-up (1 anno, 5 anni, 20 anni, il rimanente lasso di tempo), il rischio è inferiore nelle persone con livelli pressori nella norma.
Il rischio di ictus nei soggetti normotesi era di circa la metà rispetto agli ipertesi accertati; i soggetti inclusi nella categoria dei pre-ipertesi avevano un rischio intermedio.

Framingham Heart Study: Rischi di ictus a breve termine e nell'arco della vita nelle donne di 65 anni

Time point
Rischio complessivo (95% IC)
PA <120/80 mm Hg
PA >140/90 mm Hg
rischio nell'arco di vita (%)
20,7 (19-22,4)
10,2
25,8
rischio a 10 anni (%)
4,7 (3,8-5,5)
1,6
6,8
rischio a 20 anni (%)
13,1 (11,7-14,4)
5,8
17,8

Framingham Heart Study: Rischi di ictus a breve termine e nell'arco della vita negli uomini di 65 anni

Time point
Rischio complessivo (95% IC)
PA <120/80 mm Hg
PA >140/90 mm Hg
rischio nell'arco di vita (%)
16,5 (14,7-18)
10,6
20,7
rischio a 10 anni (%)
7 (5,8-8,2)
2,1
8,6
rischio a 20 anni (%)
14,1 (12,5-15,7)
8,2
17,6

Legenda: IC=Intervallo di Confidenza; PA=Pressione Arteriosa

Anche se sono necessarie ulteriori certezze, i ricercatori hanno ancora una volta evidenziato che è positivo tentare di mantenere livelli di pressione arteriosa nella norma per tutta la durata della vita.
Da questi dati non è possibile desumere se i soggetti ipertesi controllati nell'ambito del range normale possono avere lo stesso rischio basso dei soggetti naturalmente normotesi poichè essi non sono randomizzati, ma alcuni dati da trials randomizzati suggeriscono che il rischio di ictus può essere ridotto con la terapia.
Infine gli autori hanno valutato, in questa stessa coorte, anche il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer nell'arco della vita ed evidenziato ancora una volta che le donne hanno un rischio più elevato. Dei 4.883 soggetti, 279 hanno sviluppato il morbo di Alzheimer, 203 dei quali erano donne, con un rischio di sviluppare l'Alzheimer flessibile nell'arco della vita a 65 e 75 anni di età di 1 su 4 per le donne e di 1 su 6 per gli uomini.