|
P. S.
Sanmuganathan, P. Ghahramani, P. R. Jackson, E. J. Wallis, L.E. Ramsay
Heart 2001; 85:265-271
RIASSUNTO
PREMESSA Determinare le soglie di rischio cardiovascolare e coronarico
alle quali in prevenzione primaria l'aspirina è sicura ed utile
nella malattia cardiocoronarica.
DISEGNO È stata eseguita una meta-analisi di 4 studi controllati,
randomizzati con aspirina in prevenzione primaria. Sono stati valutati
il beneficio e il danno derivanti dal trattamento con aspirina per determinare:
1) le soglie di rischio cardiovascolare e coronarico alle quali il beneficio
nella prevenzione dell'infarto del miocardio supera il danno da emorragia;
2) il beneficio assoluto espresso come numero di pazienti da trattare
(NNT) correlato per le emorragie cerebrali ed altre complicanze emorragiche
ai differenti livelli di rischio coronarico.
END POINT VALUTATI Il beneficio derivante dall'aspirina, espresso
come riduzione di tutti gli eventi cardiovascolari, dell'infarto del
miocardio, dell'iictus e della mortalità totale; il danno causato
dall'aspirina in relazione a sanguinamento significativo ed alle emorragie
maggiori.
RISULTATI L'aspirina, in prevenzione primaria, ha ridotto significativamente
tutti gli eventi cardiovascolari del 15% (IC 95%: dal 6% al 22%) e l'infarto
del miocardio del 30% (IC 95%: dal 21% al 38%) ed ha ridotto, in modo
non significativo, tutte le morti del 6% (IC 95% dal -4% al 15%). L'aspirina
ha diminuito in modo non significativo l'ictus del 6% (IC 95% dal -24%
al 9%) ed ha aumentato in modo significativo le complicanze da emorragia
del 69% (IC 95% dal 38% al 107%). Il rischio di emorragie maggiori ha
bilanciato la riduzione degli eventi cardiovascolari quando il rischio
di eventi era dello 0,22%/anno. I valori dell'IC 95% di queste stime
suggeriscono che il danno derivante da aspirina non era inferiore al
beneficio, purché il rischio di eventi cardiovascolari fosse
almeno dello 0,8%/anno, equivalente ad un rischio coronarico dello 0,6%/anno.
Considerando un rischio di eventi coronarici dell'1,5%/anno, il quinto
anno l'NNT per prevenire un infarto del miocardio era 44 e l'NNT per
prevenire un infarto del miocardio senza importanti complicanze emorragiche
era 77. Considerando invece un rischio di eventi coronarici dell'1%/anno,
gli NNT sopra considerati erano rispettivamente di 67 e 182.
CONCLUSIONI Il trattamento con aspirina in prevenzione primaria
è utile e sicuro per un rischio di eventi coronarici >1,5%/anno,
sicuro, ma di limitata efficacia per un rischio dell'1%/anno, e non
sicuro per un rischio dello 0,5%/anno. L'utilizzo dell'aspirina in prevenzione
primaria richiede quindi una accurata stima del rischio assoluto di
un evento coronarico.
COMMENTO
Questo
studio è una meta-analisi di quattro trials: "The US Physicians
Study", "The UK Doctors Study", "The Trombosis Prevention
Trial" (TPT) e "The Hypertension Optimal Treatment Trial"
(HOT).
Questo metodo di analisi è accurato numericamente quando si definisce
la correlazione rischio-beneficio, ma non quantitativamente se si vuole
valutare la gravità delle emorragie cerebrali rispetto all'ictus
non emorragico. Ciò è dovuto all'eterogeneità dei
trial considerati; sono infatti differenti i disegni degli studi, la
dose di aspirina somministrata, il tipo di soggetti selezionati e la
compliance.
I risultati di questa meta-analisti si basano sull'assunzione che la
riduzione del rischio relativo in seguito a trattamento con aspirina
sia costante, così che il beneficio apportato dall'aspirina stessa
sia linearmente correlato al rischio assoluto, mentre il rischio assoluto
di sanguinamento è costante e indipendente dal rischio coronarico
e cardiovascolare. Queste assunzioni sono valide fintanto che sono valutate,
ma i dati a disposizione sono insufficienti per testarle in modo rigoroso.
Dai dati riportati nello studio si può notare come il beneficio
dell'aspirina superi il danno, nel momento in cui i soggetti abbiano
un rischio cardiovascolare elevato. Infatti nei soggetti con livello
di rischio per malattie cardiovascolari pari all'1%/anno, il beneficio
è relativamente basso (88 NNT); dovrebbero quindi essere avviati
al trattamento con aspirina quei pazienti il cui rischio sia >1,5%/anno
(53 NNT).
Gli autori quindi suggeriscono il trattamento con aspirina in prevenzione
primaria solo dopo un'accurata stima del rischio cardiovascolare individuale,
calcolato con la funzione derivata dallo studio di Framingham. Questa
funzione è anche consigliata dalle linee guida delle Società
Scientifiche Europee. In queste linee guida la soglia del valore del
rischio per la prescrivibilità dell'aspirina in prevenzione primaria
è fissata al 15% in 10 anni, mentre nel presente studio il valore
soglia suggerito è dell'1,5%/anno.
I risultati di questa meta-analisi possono essere confrontati con quelli
di altri studi in prevenzione primaria nei quali il rischio veniva ridotto
con trattamenti differenti dall'aspirina. Ad esempio, nel West Of Scotland
Coronary Prevention Study (WOSCOP), in cui i soggetti sono stati trattati
con pravastatina per 4,9 anni, l'NNT per prevenire un evento cardiovascolare
è risultato uguale a 40.
|