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Taylor
AJ, Kent SM, Flaherty PJ, Cyle LC, Markwood TT, Vernalis MN
Circulation 2002; 106:2055-2060
Mentre è ormai assodato che la maggior parte dei benefici clinici
delle statine siano da ricondurre al loro effetto ipolipemizzante, sono
spesso chiamati in causa anche altri effetti biologici di questi farmaci,
che non dipendono dalla riduzione dei livelli di colesterolo LDL (effetti
pleiotropici), sulla base di evidenze indirette o precliniche.
Due importanti argomenti di discussione relative alle statine sono:
1. l'entità del beneficio clinico è correlata all'entità
di riduzione della colesterolemia LDL, ovvero livelli più bassi
significano maggiori benefici e, se così, quali sono i livelli
minimi sotto i quali non si possono attendere ulteriori benefici?
2. le statine differiscono tra loro in termini di benefici clinici e,
se così, ciò dipende da proprietà intrinseche dei
farmaci e unicamente dalla potenza ipolipemizzante?
Gli autori
di questo studio hanno confrontato gli effetti di due statine con ampie
differenze di efficacia ipocolesterolemizzante (pravastatina 40 mg/die
e atorvastatina 80 mg/die) sullo spessore intima-media carotideo (IMT).
Si tratta di un trial randomizzato, monocentrico, condotto su 161 pazienti
(età media: 60 anni; 71,4% maschi, 46% con malattia cardiovascolare
pregressa) in linea con le indicazioni terapeutiche del National Cholesterol
Education Program (NCEP) II. Gli effetti di atorvastatina (80 mg/die;
n=79) e di pravastatina (40 mg/die; n=82) sull'IMT sono stati confrontati
utilizzando una determinazione seriale in cieco della parete lontana dell'arteria
carotide comune distale. L'IMT e altre caratteristiche erano simile nei
due gruppi di trattamento al basale.
Come atteso, atorvastatina si è rivelata molto più potente
di pravastatina nel ridurre la colesterolemia LDL a 12 mesi (-48,5% vs
-27,2%; p<0,001). Atorvastatina ha indotto una riduzione progressiva
dell'IMT nell'arco del follow-up (-0,034+0,021 mm), mentre lo stesso
parametro è rimasto stabile nel gruppo in pravastatina (p=0,03
tra i due gruppi).
Questi risultati supportano quindi l'ipotesi che una riduzione dei livelli
di colesterolo LDL sotto i 100 mg/dL indotta da una statina ad alta potenza
produce un'efficacia superiore nella regressione dell'aterosclerosi ad
1 anno. Questo effetto precoce sull'IMT, un end point surrogato validato
di malattia aterosclerotica, è indice di un beneficio clinico rilevante
sull'incidenza di eventi cardiovascolari.
Un trattamento aggressivo del colesterolo LDL con dosi elevate di statina
o con statine più potenti potrebbe tuttavia essere controbilanciato
nei suoi benefici da un aumento del rischio di eventi avversi.
Nell'editoriale che ha accompagnato questa pubblicazione, il Dott. Shah
conclude affermando che, sebbene questo ipotesi debba essere confermata
con altri studi, è ormai certo che tutti i pazienti a rischio di
malattie vascolari o con malattie vascolari pregresse debbano essere trattati
con statine, indipendentemente dai livelli basali di colesterolo LDL,
preferibilmente utilizzando farmaci con provata efficacia clinica a dosi
con sicurezza documentata.
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