NON-HDL CHOLESTEROL AND APOLIPOPROTEIN B IN THE DYSLIPIDEMIC CLASSIFICATION OF TYPE 2 DIABETIC PATIENTS

Wagner AM, Perez A, Zapico E, Ordonez-Llanos J
Diabetes Care 2003; 2048-2051

RIASSUNTO
OBIETTIVO Confrontare colesterolo non-HDL e apolipoproteina B (apoB) nell'identificazione dei fenotipi dislipidemici ad alto rischio non convenzionali tra i pazienti affetti da diabete di tipo 2.
METODI Sono stati determinati i valori di colesterolo totale e trigliceridi, colesterolo HDL, colesterolo LDL, colesterolo non-HDL, apoB e la dimensione delle particelle LDL in 122 pazienti con diabete di tipo 2 (68% maschi, età media 59,6 + 9,7 anni, e HbA(1c) 7,5% [range 5,2-16]). Essi sono stati poi classificati come normo- e ipertrigliceridemici se le concentrazioni plasmatiche di trigliceridi erano inferiori/superiori a 2,25 mmol/L, come normo/iper non-HDL se le concentrazioni di colesterolo non HDL erano inferiori/superiori a 4,13 mmol/L, e come normo-iperapoB se le concentrazioni di apoB erano inferiori/superiori a 0,97 g/L. Queste classificazioni sono state confrontate (concordance determinata con l'indice kappa) e in ogni categoria sono stati identificati fenotipi B con basse HDL e LDL.
RISULTATI 26 pazienti sono risultati ipertrigliceridemici e 96 normotrigliceridemici. Tutti i soggetti ipertrigliceridemici avevano livelli aumentati di non-HDL, mentre 24 avevano livelli aumentati di apoB (kappa=0,95). Nel gruppo normotrigliceridemico, 44 avevano livelli aumentati di colesterolo non-HDL, 68 livelli aumentati di apoB, e 25 dei 52 pazienti con colesterolo non-HDL nella norma avevano livelli di apoB aumentati (kappa=0,587). I fenotipi B con basse HDL e LDL erano distribuiti ugualmente all'interno delle categorie equivalenti.
CONCLUSIONI Il colesterolo non-HDL e l'apolipoproteina B sono marker di rischio equivalenti nei pazienti ipertrigliceridemici, ma l'apoB identifica ulteriori pazienti con fenotipi dislipidemici ad alto rischio nei pazienti normotrigliceridemici con diabete di tipo 2.

COMMENTO
In base ai risultati di uno studio pubblicato sul numero di luglio di Diabetes Care, il colesterolo non-HDL (non-HDL) e l'apolipoproteina B (apoB) sono indici di rischio equivalenti nei pazienti ipertrigliceridemici, ma l'apoB identifica pazienti aggiuntivi con fenotipi dislipidemici ad alto rischio nei pazienti normotrigliceridemici affetti da diabete di tipo 2.
La misurazione del colesterolo HDL è stata inclusa nelle ultime linee guida NCEP (National Cholesterol Education Program); non è costosa e si ritiene possa essere un indicatore affidabile dello stato di apoB. Tuttavia, questi risultati e altre evidenze suggeriscono che si debba eseguire il dosaggio di apoB.
L'apolipoproteina B identifica fenotipi dislipidemici ad alto rischio che non vengono individuati mediante il profilo lipidico standard nei pazienti con diabete di tipo 2, che possono presentare fenotipi dislipidemici iper-apoB-dipendenti. A causa della forte correlazione tra non-HDL e apoB nei soggetti non diabetici, il colesterolo non-HDL è considerato un valido marker surrogato per apoB. Tuttavia, non risulta sia stato effettuato alcun confronto fra non-HDL e apoB nella classificazione dei pazienti nei fenotipi dislipidemici.
Dei 122 pazienti con diabete di tipo 2 arruolati in questo studio, il 68% era di sesso maschile, l'età media 59,6+9,7 anni, e il livello medio di HbA1c pari al 7,5% (range 5,2%-16%). Sulla base di una concentrazione soglia per i trigliceridi di 2,25 mmol/L (87 mg/dL), 26 pazienti sono risultati ipertrigliceridemici e 96 normotrigliceridemici.
Tutti i 26 soggetti ipertrigliceridemici avevano il colesterolo non-HDL aumentato (oltre 4,13 mmol/L [160 mg/dL]), e 24 di questi avevano l'apoB aumentata (oltre 0,97 g/L; kappa=0,95). Dei 96 pazienti normotrigliceridemici, 44 avevano il colesterolo non-HDL aumentato, 68 l'apoB aumentata e, in 25 dei 52 pazienti con colesterolo non-HDL nella norma, l'apoB risultava aumentata (kappa=0,587). I fenotipi B con HDL e LDL basse erano distribuiti ugualmente all'interno delle categorie equivalenti.
Gli autori dello studio affermano che, sebbene l'apoB e il colesterolo non-HDL possano apparire equivalenti nei pazienti ipertrigliceridemici, nei pazienti normotrigliceridemici l'apoB identifica meglio, rispetto al colesterolo non-HDL, i soggetti a rischio. Quasi un terzo dei pazienti normotrigliceridemici, la maggior parte dei quali sottoposti ad un accurato controllo glicemico, venivano considerati a basso rischio quando veniva valutato solo il colesterolo non-HDL.
Gli autori dello studio suggeriscono che questo parametro venga determinato in tutti i pazienti diabetici e che l'apolipoproteina B sia misurata nei pazienti con livelli di trigliceridi inferiori a 2.25 mmol/L o anche al di sotto di 1,7 mmol/L nei soggetti con livelli di colesterolo non-HDL inferiori a 4,14 mmol/L.
In un editoriale, il dott. Allan D. Sniderman (Royal Victoria Hospital - Montreal - Quebec, Canada) osserva che i risultati di questo studio forniscono una forte motivazione all'utilizzo del colesterolo non-HDL come valutazione alternativa al colesterolo LDL e come un surrogato dell'apoB. Non è possibile verificare completamente lo stato lipoproteico dei pazienti con diabete di tipo 2, se non viene misurata l'apoB. Questo significa che il rischio verrà stimato in modo meno preciso e, di conseguenza, probabilmente i pazienti verranno trattati in maniera meno efficace.
La conoscenza attuale dei determinanti del metabolismo degli acidi grassi è avanzata, permettendo un'analisi tempestiva ed approfondita di come classificare e trattare le dislipoproteinemie aterogeniche nei pazienti insulino-resistenti e con diabete di tipo 2.