OSSERVASALUTE: "L'ITALIA STA BENE, MA È TROPPO FRAMMENTATA"



Fonte: Il Sole 24 ore. Febbraio 2007


La spesa sanitaria corre, ma molte Regioni non ce la fanno a starle dietro. E la colpa è anche di un eccesso di devoluzione.
L'analisi è contenuta nel "Rapporto Osservasalute 2006", presentato ieri a Roma e messo a punto dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma e che si avvale della collaborazione di oltre 200 ricercatori di tutte le componenti istituzionali istituzionali dell'assistenza.
La devoluzione delle responsabilità, spiega il Rapporto, è stata affrontata in modo diverso da Regione a Regione, incidendo sulla Sanità, che nell'economia delle Regioni ha pesi diversi: la Lombardia per assicurare l'assistenza spende il 4,75% del suo Pil, la Campania l'8,95 per cento.
"Questo - fa notare Americo Cicchetti, ordinario di Organizzazione aziendale alla Facoltà di Economia dell'Università Cattolica - assegna necessariamente al Governo centrale la responsabilità di una gestione attenta del processo devolutivo per uno sviluppo equilibrato del sistema"
Sul versante della salute il Rapporto conferma l'Italia tra i Paesi più longevi del mondo con un aspettativa di vita nel 2004 di 83,7 anni per le donne e 77,7 per gli uomini. A vivere più a lungo sono i marchigiani, mentre la Campania si trova nella condizione più svantaggiata.
Buona salute sì, ma le politiche regionali di assistenza sono molto distanti tra loro e anche in questo caso un eccesso di devoluzione rende difficoltoso il confronto tra i vari modelli. "Vicini quindi per i risultati, ma non abbastanza", commenta Walter Ricciardi direttore dell'Istituto di Igiene dell'Università Cattolica e dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane.
I dati del Rapporto confermano la progressiva riduzione dei fumatori (in Calabria la percentuale minore), ma l'abitudine è ancora molto diffusa in particolare tra i più giovani.
Solo poco più di metà della popolazione invece ha un peso normale (e il Piemonte è la Regione "più magra" d'Italia), il 42,6% è in sovrappeso e, rispetto al rapporto dello scorso anno, gli obesi sono aumentati dall'8,5 al 9%, in particolare nelle Regioni meridionali, dove aumentano le malattia legate a questi fattori di rischio a cui se ne aggiungono altri: a eccezione di Sardegna e Molise, tutte le Regioni del Sud presentano, ad esempio, tassi di mortalità per diabete mellito superiori rispetto alla media nazionale.
Regione che vai, assistenza che trovi, quindi.
Così il Piemonte è la Regione più "magra" d'Italia, quella dove si registra il minor numero di cittadini in sovrappeso, mentre in Valle d'Aosta asma e diabete non sono di casa. La Lombardia batte tutti sul fronte dei trapianti d'organo e a Bolzano i parti cesarei non vanno di moda.
Trento consuma pochi farmaci e la spesa relativa è la più bassa del Paese, mentre i più soddisfatti dell'assistenza medica sono i friulani.
E se la Lombardia ha il record di trapianti, la Liguria è quella che offre il maggior numero di donatori, mentre l'Emilia Romagna è in pole position per la prevenzione e gli stili di vita sani.
Record nel consumo di farmaci generici in Toscana, l'Umbria è la Regione con la più alta percentuale di interventi conservativi per neoplasia della mammella.
Nelle Marche si vive di più (78,8 anni gli uomini e 84,7 le donne) che nel resto del Paese e nel Lazio la sicurezza contro gli infortuni sul lavoro è un fiore all'occhiello.
L'assistenza domiciliare integrata sbanca in Molise e in Campania c'è il minor tasso di consumo di bevande alcoliche d'Italia, mentre in Puglia si muore di meno per infarto rispetto a tutto il resto del Paese.
Record positivo in Basilicata per la mortalità per tumore alla mammella e in Calabria per la percentuale di fumatori e l'incidenza dei tumori al polmone, mentre in Sardegna si registra il minor numero di aborti volontari del Paese.
E singolare è il primato della Sicilia, unica Regione ad aver aumentato il suo rating, in controtendenza con le altre amministrazioni locali e con la stessa l'Italia.
Differenze notevoli anche nella diffusione dei programmi di screening per la prevenzione secondaria dei tumori, in particolare della cervice uterina, della mammella e del colon-retto, con alcune Regioni del Sud ancora in ritardo nella attivazione di programmi di questo tipo.