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VALUTAZIONE DELL’IMPATTO DELLA REVISIONE TERAPEUTICA E DELLA DEPRESCRIZIONE SULL’APPROPRIATEZZA PRESCRITTIVA E SUGLI ESITI CLINICI NEGLI ANZIANI RESIDENTI IN STRUTTURE DI ASSISTENZA A LUNGO TERMINE: UNA REVISIONE SISTEMATICA E META-ANALISI

Age Ageing 2026; 55:afag084

Questa revisione sistematica con meta-analisi ha valutato l’efficacia di interventi di revisione terapeutica e deprescrizione in anziani con polifarmacoterapia residenti in strutture di lungo degenza. L’analisi di 38 studi ha mostrato una riduzione significativa del numero medio di farmaci per paziente e delle prescrizioni potenzialmente inappropriate nel tempo. Tuttavia, tali interventi non hanno determinato miglioramenti significativi negli esiti clinici maggiori, quali cadute, ospedalizzazioni e mortalità. L’elevata eterogeneità metodologica e il rischio di bias moderato-alto limitano la robustezza delle evidenze, indicando la necessità di studi più standardizzati e di alta qualità.


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ESITI DELLA DEPRESCRIZIONE IN PAZIENTI CON CONDIZIONI A PROGNOSI LIMITATA: UNA REVISIONE SISTEMATICA

Palliat Med 2026; 40:490-513

Questa revisione sistematica ha sintetizzato le evidenze sugli effetti della deprescrizione in pazienti con condizioni a prognosi limitata con una stima temporale circoscritta, popolazione frequentemente esposta a politerapia e prescrizioni inappropriate. Sono stati inclusi 46 studi, condotti soprattutto in strutture di lungodegenza e ospedali. La deprescrizione è risultata associata a una riduzione del carico farmacologico e dei farmaci inappropriati, senza un impatto consistente sulla mortalità, che nella maggior parte degli studi non risultava modificata. Per gli altri esiti clinici, non sono emerse differenze rilevanti. Complessivamente, la deprescrizione appare sicura e potenzialmente vantaggiosa, pur richiedendo monitoraggio clinico, data l’eterogeneità dei risultati e la presenza di sottogruppi con possibili rischi aumentati.


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ADERENZA AGLI INIBITORI DI PCSK9 NELLA PRATICA CLINICA: UNA REVISIONE SISTEMATICA E META-ANALISI DI STUDI OSSERVAZIONALI

JACC Adv 2026; 5:102733

Questa revisione sistematica con meta-analisi ha valutato l’aderenza agli inibitori di PCSK9 nella pratica clinica reale lungo le diverse fasi (inizio, implementazione e persistenza). L’analisi di 94 studi ha evidenziato un’elevata percentuale di inizio della terapia, con buoni livelli iniziali di aderenza, ma un progressivo declino nel tempo sia nell’implementazione che nella persistenza oltre i 12 mesi. A 12 mesi, la persistenza rimaneva relativamente elevata, con un tasso di interruzione del 12%. I risultati sottolineano la necessità di strategie mirate a mantenere l’aderenza nel lungo termine e la carenza di dati oltre i 24 mesi, in particolare per inclisiran.


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27/05/2026

EFFICACIA CLINICA E BATTERIOLOGICA DI TRE DIVERSI REGIMI ANTIBIOTICI DI BREVE DURATA E DI FOSFOMICINA A SINGOLA DOSE PER LE INFEZIONI NON-COMPLICATE DELLE BASSE VIE URINARIE NELLE DONNE (SCOUT): UNO STUDIO CLINICO PRAGMATICO, MULTICENTRICO, OPEN-LABEL, RA

The Lancet 2026; 407:1603-1613

Questo studio ha indagato la validità del trattamento di prima linea delle infezioni non-complicate delle basse vie urinarie con una singola dose di fosfomicina, confrontandone efficacia e sicurezza con altre tre strategie terapeutiche (due dosi di fosfomicina e regimi terapeutici di breve durata con nitrofurantoina e con pivmecillina). I risultati hanno evidenziato una minore efficacia del trattamento con fosfomicina rispetto alle altre opzioni terapeutiche analizzate. L’utilizzo di fosfomicina, inoltre, non ha mostrato nessun vantaggio in termini di sicurezza.


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27/05/2026

ETEROGENEITÀ DEGLI EFFETTI DEL TRATTAMENTO DEGLI AGONISTI DEL RECETTORE DEL GLP-1 PER LA PERDITA DI PESO NEGLI ADULTI: UNA REVISIONE SISTEMATICA E META-ANALISI

JAMA Intern Med 2026: e258222

Questo studio ha valutato se l’efficacia dei farmaci agonisti del recettore del GLP-1 per dimagrire sia variabile tra diversi gruppi di pazienti. I risultati mostrano una perdita maggiore di peso nelle donne rispetto agli uomini, mentre non emergono differenze significative per età, indice di massa corporea, glicemia o caratteristiche etniche. Nel complesso, questi farmaci risultano efficaci in modo abbastanza uniforme nella maggior parte delle popolazioni. Questi dati possono aiutare a orientare le decisioni cliniche.


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27/05/2026

EFFETTI DEI FARMACI IPOLIPEMIZZANTI SULL’EPILESSIA E SUI SUOI SOTTOTIPI: UNO STUDIO DI RANDOMIZZAZIONE MENDELIANA BASATO SU TARGET FARMACOLOGICI

Medicine (Baltimore) 2026; 105:e48021

Questo studio ha valutato se alcuni farmaci che riducono il colesterolo possano influenzare il rischio di epilessia. I risultati suggeriscono che le statine e gli inibitori di PCSK9 potrebbero avere un effetto protettivo su diverse forme di epilessia. Al contrario, ezetimibe potrebbe aumentare il rischio per alcuni sottotipi specifici. L’effetto varia quindi a seconda del bersaglio farmacologico, evidenziando l’importanza di scelte terapeutiche mirate.


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27/05/2026

RIDUZIONE FARMACOLOGICA DELLA PRESSIONE SANGUIGNA PER LA PREVENZIONE DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI E DELLA MORTALITÀ ATTRAVERSO L’INTERO SPETTRO DI GRAVITÀ DELLA MALATTIA RENALE CRONICA: UNA METANALISI DI DATI INDIVIDUALI

The Lancet 2026; 407:1626-1638

Questa metanalisi di dati individuali, che ha raccolto 46 studi controllati randomizzati, includendo 59.185 partecipanti con malattia renale cronica e 225.939 senza, fornisce le evidenze più complete riguardo i benefici cardiovascolari della riduzione della pressione sanguigna attraverso l’intero spettro della malattia cronica renale, inclusi sottogruppi con caratteristiche cliniche specifiche, come diabete e proteinuria, e in un ampio intervallo di valori di pressione sanguigna all’inizio del trattamento. Ogni riduzione di 5 mmHg nella pressione sistolica era associata ad una riduzione del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, a prescindere dalla presenza di malattia renale cronica. Questo effetto benefico del trattamento estendeva a tutto lo spettro di gravità della malattia renale cronica, inclusi gli stadi più avanzati, valeva per tutte le categorie di pressione arteriosa basale, anche sotto i 120/70 mmHg, ed era indipendentemente dalla presenza di proteinuria. Tuttavia, il beneficio risultava attenuato in pazienti con malattia renale cronica e diabete concomitanti, rispetto ai pazienti con solo diabete, evidenziando la necessità di strategie terapeutiche specifiche per questo sottogruppo ad alto rischio.


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29/04/2026

ASSOCIAZIONE TRA L’UTILIZZO DI INIBITORI DELLA POMPA PROTONICA E IL RISCHIO DI MORTALITÀ IN PAZIENTI CON MALATTIA RENALE: UNA REVISIONE SISTEMATICA E META-ANALISI

Eur J Clin Pharmacol 2026; 82:91

Questa meta-analisi ha rilevato che l’uso di inibitori della pompa protonica è associato a un maggiore rischio di mortalità in pazienti con malattia renale e che questa associazione è rimasta coerente tra diversi sottogruppi, inclusi pazienti con malattia renale cronica, anziani, popolazioni europee e in studi con follow-up di maggiori durate. Questi risultati sottolineano la necessità di aumentare la consapevolezza riguardo il potenziale rischio di mortalità associato all’utilizzo di inibitori della pompa protonica e suggeriscono che gli inibitori della pompa protonica debbano essere prescritti con cautela nei pazienti con funzione renale compromessa quando non c’è un chiaro e giustificato beneficio clinico.


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29/04/2026

FLUOROCHINOLONI E RISCHIO DI ATTACCHI DI PANICO: UNA REVISIONE SISTEMATICA E ANALISI DI DISPROPORZIONALITÀ BASATA SU SEGNALAZIONI INDIVIDUALI DI SICUREZZA RICAVATE DAL DATABASE FAERS

J Antimicrob Chemother 2026; 81:dkag083

Questi risultati identificano un segnale di farmacovigilanza che suggerisce che i fluorochinoloni, in particolare ciprofloxacina, potrebbero essere associati a segnalazioni di attacchi di panico. È necessaria una conferma attraverso studi farmacoepidemiologici controllati.


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29/04/2026

DISFUNZIONI SESSUALI ASSOCIATE AGLI INIBITORI DELLA POMPA PROTONICA: UN’ANALISI DEL VIGIBASE DELLA WHO

Drug Safety 2026; 49:435–447

Lo studio ha analizzato i dati di farmacovigilanza della World Health Organization per valutare una possibile associazione tra inibitori della pompa protonica e disfunzioni sessuali. I risultati mostrano segnali di sicurezza, in particolare per omeprazolo (disfunzione erettile e riduzione della libido) ed esomeprazolo (discomfort genitale e carenza estrogenica). Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per confermare e approfondire questi potenziali effetti avversi.


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COMITATO EDITORIALE
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